Tre Caravelle: News agency Italy/USA
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Viterbo e la Tuscia: uno scrigno di tesori.
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da lunedì 30 gennaio 2012 a domenica 5 febbraio 2012
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Ciò che la Storia non potrà - ci auguriamo mai - perdonare al popolo tedesco sono l'adesione spontanea ed entusiastica al Nazionalsocialismo che portò Hitler al potere con oltre il 90% dei suffragi e il silenzio nei confronti della cosiddetta Soluzione Finale del Problema Ebraico. Degli 11 milioni di ebrei presenti sul continente europeo all'inizio del conflitto mondiale - anch'esso imputabile ai tedeschi e alla loro naturale ricerca di uno spazio vitale verso est -  che portò alla morte circa 55 milioni di cittadini, i nazisti riuscirono ad eliminarne con efficienza industriale 6 milioni, quindi più della metà. Prima di essere trasferiti nei campi di sterminio, gli ebrei, soprattutto quelli dei Paesi dell'Est europeo, vennero concentrati forzatamenti nei Ghetti, un'istituzione che trovava una sua tragica continuità fin dal medioevo. Ai nuovi ghetti nazisti, anticamera dell'Olocausto, è dedicata una bellissima ed utilissima mostra degnamente ospitata nel Salone Centrale del Complesso del Vittoriano di Roma. Un'esposizione bella perchè riuscita nella sua tragicità, crudezza, sofferta scientificità già a partire da quel muro e quei reticolati ricostruiti nell'ampio salone che ospita la mostra per dare un'idea del senso di angustia, di separazione dal resto del mondo che dominavano la vita degli internati. Poichè è di questo che parla I Ghetti Nazisti, curata da Marcello Pezzatti, direttore scientifico della Fondazione Museo della Shoah di Roma, avvalendosi di prestiti provenienti da istituzioni internazionali ed importanti collezioni private. Il racconto si dipana dal 1939 al '44 avvalendosi di giornali, filmati, fotografie, documenti e manufatti come le scarpine del bambino il cui destino non è purtroppo opinabile. Una quotidianità senza speranza, dominata da promiscuità, fame, malattie, lavoro forzato e, alla fine, dal viaggio senza ritorno nei campi di sterminio. Un racconto da ascoltare, vedere e soprattutto, consigliare. Tutti i giorni, con ingresso gratuito e fino al 4/03.
Info: 6780664

Se, come chi scrive, vi siete divertiti vedendo l'ultimo film di Woody Allen, Midnight in Paris, allora troverete questa mostra piacevolmente complementare. Poichè è di Parigi che parla, anzi canta, l'ultima esposizione che l'effervescente Cesare Nissirio, direttore del Museo Parigino a Roma, ha allestito, nell'ambito delle manifestazioni per Roma Capitale, presso la Sala Santa Rita. Aux Folies Bergère! è infatti un tributo affettuoso e nostalgico nei confronti di uno dei luoghi più famosi di Parigi che questa esposizione rianima attraverso un'inedita carrellata di illustrazioni, manifesti, foto, programmi di sala, bozzetti, disegni di scena, costumi, oggetti, filmati, dischi e spartiti. Ricostruendo altresì non solo il più antico e fortunato tempio della rivista ma anche un gusto, un'epoca dominata dallo stile e dall'eleganza. Fondato nel 1869 alle pendici di Montmartre, questo Music Hall ha visto, nei decenni, come protagonisti alcuni fra i più grandi interpreti nella storia dell'entertainment: la Bella Otero, la splendida Lina Cavalieri, Joséphine Baker, Maurice Chevalier, Charles Trenet, Fernandel... Insomma, tutto un mondo che rivive con commozione per testimoniare il fascino degli spettacoli e, allo stesso tempo, la bellezza e bravura degli interpreti che, giustamente, il sottotitolo chiama i suoi dei. A Via Montanara (adiacente Piazza Campitelli), da lunedì a venerdì dalle 10 alle 18 ma solo fino a giovedì 2/02.
Info: www.salasantarita.
culturaroma.it

Lo confessiamo: ogni scusa è buona per tornare in quel tempio romano della bellezza, della cultura e della raffinatezza in generale che è la casa/museo di Mario Praz a Palazzo Primoli. Un luogo irripetibile perchè lì, il Maestro, l'anglista che tutto il mondo ci invidiò ed invidia, raccolse i suoi tesori: un'inestimabile ed irripetibile collezione di arredi, monili, quadri e libri che poi lasciò in eredità al Museo che, in fondo, appartiene a tutti noi. Ci torniamo ancor più volentieri se la scusa è una mostra, piccola ma preziosissima, di 40 oggetti tutti realizzati in micromosaico: quadri da parete, tabacchiere, placchette, gioielli. Magistralmente curata da Chiara Stefani, l'esposizione testimonia un gusto, quello che colse i viaggiatori stranieri, tra Settecento ed Ottocento, sulle rotte del Grand Tour e li convinse ad acquistare questi leggiadri souvenir pazientemente costruiti  da abili artigiani: principalmente mosaicisti vaticani disoccupati dopo aver completato la laboriosa decorazione musiva di San Pietro. Vedute con rovine, paesaggi campestri pittoreschi e romantici, grandi monumenti dell'antichità: questi i soggetti prediletti da questi artisti che componevano, con tasselli minuti,  veri e propri gioielli. La mostra è ospitata a Via Zanardelli, 1, con ingresso gratuito e, fortunatamente, fino al 10/06. In seguito, l'esposizione verrà trasferita, giustamente, a Ravenna, dove resterà aperta dal 29/06 al 16/09.
Info: www.museopraz.
beniculturali.it

Qualche anno fa, in occasione di un compleanno - l'artista, nato nel 1908 è morto, quasi centenario nel 2004 - chiesero agli amici di Henri Cartier-Bresson di scegliere lo scatto che preferivano e scrivere ad esso un commento. Da questa antologia, di immagini indimenticabili e di scritti più o meno lunghi, è nata l'esposizione ora in mostra a Palazzo Incontro di Roma e, forse non troppo fantasiosamente, intitolata Henri Cartier-Bresson. Immagini e parole. Veramente, trattandosi del più grande fotografo nella storia della Decima Musa, a parere di chi scrive i commenti sono solo un (in)utile orpello visto che nessuno come Cartier-Bresson, catturando attimi apparentemente insignificanti, col suo bianco e nero riesce sempre a renderli decisivi mettendo, come lui stesso affermava, sulla stessa linea di mira il cuore, la mente e l'occhio. Ma tant'è ed ecco così alcune fra le più famose fotografie del secolo commentate da artisti, amici ed estimatori del grande Henri, incomensurabili nella loro genialità che il tempo non sfiora. Fra i commentatori, alle 44 immagini che compongono questa interessante esposizione (a fianco, la locandina che riproduce l'Ile de la Cité, Paris, 1952), anche qualche italiano: Gae Aulenti, Mario Giacomelli, Leonardo Sciascia oltre naturalmente a personalità di livello internazionale come Arthur Miller. Fra le tante parole lette, le più adeguate ci sembrano comunque quelle del cineasta statunitense Jim Jarmusch che scrive: "Le parole mi sembrano senza significato per commentare questa come tutte le altre fotografie di HCB". Un bagno di umiltà che dà sollievo a chi legge cui può bastare quanto l'artista stesso dice per riassumere il suo lavoro: "un piccolo dettaglio umano può diventare una sorta di leitmotiv...".  Curata da Alessandra Mauro, l'esposizione, comunque molto interessante, è aperta, fino al 6/05, a Via dei Prefetti, 22, tutti i giorni dalle 10 alle 19 ma mai di lunedì.
Info: www.fandango
incontro.it
 

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E' una storia fatta di perseveranza e tragedia quella millenaria del popolo armeno, enclave cristiana in un oceano islamico. Un'ostinata presenza di fede in Cristo che culminò, all'inizio del XX secolo, con un genocidio, da parte ottomana, che contò oltre un milione di morti e che fu forse di scellerato esempio per ancor più atroci pulizie etniche. Alla civiltà armena, nell'ambito delle Celebrazioni del Cinquecentenario della Stampa Armena, Venezia ha voluto dedicare un'interessante mostra ospitata nei più importanti siti museali della città: il Museo Correr, il Museo Archeologico Nazionale, le Sale Monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana. 200 opere (a fianco, una di esse: una stele del XV sec.) che compongono "un ricco e affascinante percorso cronologico e tematico" a testimonianza "degli alti traguardi raggiunti dalla civiltà armena nel campo spirituale, artistico, architettonico, economico e del pensiero". Alle antiche stele, ai rarissimi manoscritti e miniature, ai reliquiari e ai documenti di architettura sacra, vanno poi aggiunti, per comporre un quadro davvero esaustivo di questa pulsante cultura, una speciale sezione dedicata, appunto, alla stampa e un itinerario, studiato appositamemte per i visitatori della mostra, che conduce nei luoghi che testimoniano i strettissimi rapporti che unirono la Serenissima a quel lontano Paese, e che ha inizio dall'isola di San Lazzaro. Armenia. Impronte di una civiltà, visitabile con un biglietto cumulativo, resterà aperta tutti i giorni fino al 10/04.
Info: www.visitmuve.it

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Dopo il grande successo ottenuto dalla Fondazione Roma Museo con la mostra sul Quattrocento romano, la stessa tenta il raddoppio con una grande esposizione dedicata alla Roma del Cinquecento. Ecco quindi, a Palazzo Sciarra, Il Rinascimento a Roma. Nel segno di Michelangelo e Raffaello che, curata da Maria Grazia Bernardini e Marco Bussagli, compone, con fior di capolavori, un quadro dell'arte nella Città Eterna dalla Roma dei papi Giulio II e Leone X fino alla morte di Michelangelo avvenuta nel 1564. Un insieme quindi di sorprendente freschezza e vitalità visto che in esposizione si contano opere non solo di Raffaello e del sommo Michelangelo ma anche di Marcello Venusti, Francesco Salviati, Sebastiano del Piombo, Guglielmo della Porta e Perin del Vaga. Ad arricchire di meravigliose suggestioni l'evento, la ricostruzione in 3D della Loggia di Amore e Psiche di Villa Farnesina affrescata dalla scuola di Raffaello e la volta della Cappella Sistina e del Giudizio di Michelangelo. A Via Marco Minghetti, 22, fino al 12/2 ma mai di lunedì. Affrettatevi!
Info: www.fondazioneroma
museo.it

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E' risaputo: un'immagine vale mille parole; un'immagine di guerra forse più di un milione. Perchè allora spiegare una mostra come Ombre di guerra adeguatamente ospitata presso il Museo dell'Ara Pacis (nomen omen) di Roma? Cosa aggiunge al grande valore dei 90 scatti in mostra (a fianco,di Paolo Pellegrin/Contrasto: Dopo un bombardamento aereo israeliano, Beirut, Libano, 2006),  firmati da quasi 60 grandi maestri internazionali, l'appello di Umberto Veronesi, che con la sua Fondazione ha progettato l'evento insieme a Contrasto, a "dire basta alla violenza"? L'unico vero commento che avrebbe forse anche potuto dare il titolo a questa utilissima, sconvolgente, affascinante mostra è "The horror! The horror!": il "Che orrore!" che Joseph Conrad fa promunciare al misterioso e pazzo Kurtz e che Francis Ford Coppola mette in bocca ad un plausibile Kurtz/Marlon Brando nella sua irripetibile Apocalipse Now!? Certo, che orrore la guerra! o, se volete, "Quelle connerie la guerre" come grida Jacques Prevert in Barbara, una delle sue poesie più conosciute... Tutto vero: guerra come mezzo inutile per redimere contrasti. Eppure... eppure ci sono guerre inevitabili se non addirittura utili. Ci saremmo liberati del Nazismo e dalla sua folle ideologia senza una guerra costata 50 milioni di morti? Ci saremmo liberati del terrorismo senza la guerra vera e silenziosa, segreta che lo contrasta da quell'ormai lontano settembre 2001? Chiedetevelo vedendo questa mostra assolutamente imperdibile ed aperta, fortunatamente fino al 5/02 a Lungotevere in Augusta (Ang. Via Tomacelli).
Info: www.arapacis.it

Nell'edizione del 1940 - Anno XVIII dell'Era Fascista - della Guida Breve all'Italia Meriodionale e Insulare - Libia della Consociazione Turistica Italiana, antenata del moderno Touring Club, la Libia era indicata come Provincia Metropolitana. Nei dettagliati cenni storici, si specificava che: "Impedite le sue naturali aspirazioni sulla Tunisia, l'Italia concentrava il pensiero alla Libia. Il 29 settembre 1911 scoppiavano le ostilità con la Turchia, che l'anno seguente, con il trattato di Losanna, rinunciava alla Tripolitania e alla Cirenaica". Nonostante i tempi brevi, la campagna per allargare i nostri sparuti orizzonti coloniali non fu tuttavia quella che le gerarchie militari si aspettavano, una breve passeggiata sul "bel suol d'amore" ma una conquista durata trent'anni per pacificare un territorio desertico e privo - apparentemente diciamo oggi col senno di poi - di interessanti risorse naturali. Una pagina della nostra storia patria fatta tuttavia non solo di repressione delle popolazioni locali (giustamente) resistenti alla nostra conquista ma anche di duro lavoro da parte dei coloni italiani mandati ad abitare una terra spopolata e inospitale. Una storia - come tutte le storie del resto - fatta di luci ed ombre, di successi e fallimenti. Un racconto che il Museo Storico della Guerra di Rovereto (TN) dipana attraverso due mostre nel centenario, appunto, dell'inizio di questa avventura e riunite nel titolo Libia. Una guerra coloniale  italiana. Di fatto, si diceva, le esposizioni sono due: "Un saluto da Tripoli italiana". Le cartoline della guerra di Libia 1911-12 e Una colonia per l'Italia. Italiani e libici dalla guerra italo-turca alla pacificazione della Cirenaica. 1911-1931. La prima, curata da Enrico Sturani, propone un'ampia selezione delle cartoline che gli italiani spedivano e che avevano come argomento la Libia, spesso affidando a raffigurazioni allegoriche e satiriche la storia della guerra e i suoi protagonisti: turchi, italiani e libici. La seconda, curata da Gabriele Bassi, affronta invece, attraverso documenti originali, fotografie e cimeli, la storia di questa avventura guerresca ma anche in qualche modo costruttiva per il territorio in cui vennero effettuate bonifiche, costruiti moderni insediamenti, acquedotti e strade che la Seconda Guerra Mondiale solo in parte cancellò. Presso il Castello di Rovereto e, fortunatamente,  fino a giugno 2012, ma mai di lunedì.
Info: www.museodellaguerra
.it

Allo scoccare dell'annuale appuntamento con il festivalfilosofia che si è svolto a Modena all'inizio di settembre e che nell'edizione del 2011 ha avuto come tema la Natura, anche il Museo della figurina ha proposto un viaggio nei mondi animali sia attraverso lo sguardo umano, e in particolare attraverso le immagini che proprio le figurine proponevano, sia immaginando come gli animali percepiscono, interagiscono e costruiscono l'ambiente in cui vivono. La mostra, allestita con la consueta precisione ed attenzione alla didattica dal Museo, è di fatto stata curata dal biologo ed entomologo Roberto Ferrari e si avvale, oltre che delle collezioni appassionatamente raccolte negli anni da Giuseppe Panini, anche degli straordinari materiali selezionati presso il Museo di Zoologia e Anatomia Comparata di Modena.  Sfere invisibili all'interno degli habitat animali resterà aperta a Palazzo Margherita (Corso Canalgrande, 103) fino al 19/02, con ingresso gratuito ma mai di lunedì.

Particolarmente utile il bellissimo catalogo edito dalla Franco Cosimo Panini perchè aiuta a capire appieno le implicazioni - appunto - filosofiche di questa esposizione un po' diversa dalle altre proposte del Museo. Perfette, come sempre, le innumerevoli illustrazioni (pp. 122, € 20,00).

Info:
www.museodellafigurina.
it

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Buon cibo e cultura fanno da sempre un binomio auspicabile anche perchè - almeno per chi scrive - il cibo è già cultura... Quindi, un plauso sincero va a chi ha deciso di riservare una parete del Ristorante Pastificio San Lorenzo di Roma - molto piacevole alla vista - sito in un palazzo sede anche di vari atelier di artisti e spazi espositivi, a piccole mostre godibili dai tavoli dove i commensali trascorroro il tempo di un pasto. Questa quarta volta è dedicata ad un omaggio alla Roma di un tempo attraverso le immagini scelte da uno storico della fotografia, il siciliano Diego Mormorio, cui vengono affiancati gli scatti contemporaei - degli stessi luoghi - di Ottavio Celestino e Ileana Flirescu. Le foto della Roma antica sono tratte dal volume "Roma Ottocento nelle fotografie dell'epoca" firmato dallo stesso Mormorio ed edito da Newton Compton.  Il titolo di questo piccolo ma interessante omaggio all'immutabile bellezza di Roma - anche se chi scrive trova che comparando antico e contemporaneo sia quest'ultimo a perderci - è Quando il Pantheon aveva le orecchie riferendosi ai campanili berniniani detti orecchie d'asino che abbellivano il tempio romano e che furono abbattuti a fine Ottocento. A Via Tiburtina, 196, e, naturalmente, nelle ore di apertura del ristorante che si fregia di offrire una cucina del tutto atipica.

Prosegue con successo a Torino, presso il benemerito Museo Nazionale della Montagna, un'ampia mostra fotografica dedicata al tedesco Giorgio Sommer che, nato a Francoforte nel 1834 e giunto in Italia nel 1857, aprì uno studio a Napoli e in seguito a Palermo. A comporre l'esposizione, dal titolo Dal Vesuvio alle Alpi. Giorgio Sommer. Fotografie d'Italia, Svizzera e Tirolo sono le stampe all'albumina dai caratteristici toni bruno-violacei prodotte da Sommer dal 1860 a fine secolo e aventi come soggetto soprattutto Napoli, Pompei, Ercolano, alcune figure tipiche dei costumi napoletani ma anche l'eruzione del Vesuvio del 1872, ripresa ad intervalli di mezz'ora. A queste, si aggiungono poi immagini di Torino e dei laghi di Garda e Maggiore oltre a paesaggi svizzeri e ed una significativa serie dedicata alla Ferrovia del Gottardo. A Piazzale Monte dei Cappuccini, 7, fino all'11/03.
Info: www.museomontagna
.org

Ultima occasione per vedere l'antologica che Il Museo Nazionale della Montagna di Torino ha dedicato agli ottant'anni di Tino Aime (Cuneo, 1931), scultore, pittore e grafico valsusino. Ed alla montagna, al suo amore per la vita, dura ed essenziale, di queste valli alpine è dedicata tutta la produzione artistica di Aime, figlio di pastori e cantore dei silenzi così pieni di significati che la montagna regala. I segni del silenzio (a fianco, la locandina) è in chiusura domani, 5/02, a Piazzale Monte dei Cappuccini, 7.
Info: www.museomontagna
.org

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E' nota la risposta che Albert Einstein dette nel questionario che gli chiedeva a quale razza appartenesse: "Umana!" E anche di razze - di cosa sono e, forse soprattutto, di cosa non sono - parla l'interessantissima mostra che il Palazzo delle Esposizioni di Roma ha dedicato all'Homo Sapiens sfruttando un'idea - vorremmo dire semplice ma geniale, dato il riscontro mediatico che l'esposizione ha ottenuto fin dalla sua apertura - del grande scienzato Luigi Luca Cavalli Sforza. Di fatto, un viaggio nella storia dell'uomo o, meglio, come suggerisce il sottotitolo, ne La grande storia della diversità umana. Scrive Cavalli Sforza: "Possiamo parlare dell'uomo come della 'specie prepotente', capace nel tempo di un adattamento tale da permettergli di regnare incontrastato sul pianeta: una predominanza sulle altre specie, sulla natura, e infine dell'uomo sull'uomo. Una prepotenza fatta talora di forza fisica, ma anche di intelligenza, e di una capacità evolutiva prettamente culturale che negli animali non è assente ma è molto più limitata". Poche parole che riassumono meglio di mille  il viaggio meraviglioso dei nostri antenati in un pianeta all'inizio incontaminato ma abitato da almeno altre cinque razze umane con le quali il primo Homo Sapiens convisse almeno fino a 40.000 fa. Un viaggio nel passato affascinante e molto coinvolgente perchè la mostra è, naturalmente e doverosamente, anche interattiva. Non mancano tuttavia i reperti - alcuni davvero eccezionali ma non vi toglieremo la sorpresa di riconoscerli - provenienti da 56 diversi musei e istituzioni di tutto il globo. Oggetti, fossili, manufatti, utensili, modelli, ricostruzioni, video ed immagini che raccontano di un DNA comune ma anche di infinite diversità: culturali, linguistiche, ambientali che costituiscono forse la più grande ricchezza di tutto il genere umano. Un viaggio che comincia dall'alba dell'uomo poeticamente evocata dalla fotografia che fa da locandina alla mostra (a fianco, firmata da Martin Harvey/Getty Images) e termina con il grande passo dell'umanità sulla Luna. La nostra alba e il nostro futuro pieno di sfide. Sei le sezioni: Mal d'Africa; La solitudine è un'invenzione recente; I geni, i popoli, le lingue; Tracce di mondi perduti; Italia, l'unità nella diversità; Tutti parenti, tutti differenti: le radici intrecciate della civiltà. Magistralmente curata da Telmo Pievani, l'esposizione rimarrà fortunatamente aperta - anche se mai di lunedì - fino al 12/02. Da non perdere!

Il catalogo, edito da Codice Edizioni per il Palazzo delle Esposizioni, è anche un accurato ed approfondito testo scientifico firmato da Cavalli Sforza e Pievani. Molte le mappe così come le fotografie a supporto degli interessantissimi saggi. Prezzo contenuto, data l'importanza dei testi: € 25,00 per 193 pagine.

Info: www.homosapiens.net
o www.palazzoesposizioni
.it
 

Lo scorso dicembre ha riaperto i battenti la Galleria nazionale d'arte moderna di Roma e lo ha fatto, per così dire, alla grande, inaugurando, sotto il titolo complessivo di Cento anni a Valle Giulia, una serie di iniziative nel centenario del museo che, ricordiamo, fu aperto al pubblico nel 1911 in occasione dell'Esposizione internazionale di Belle Arti. La Galleria è stata in ogni caso riorganizzata e tale nuovo ordinamento comprende: un'introduzione al museo, tre settori cronologici (Il mito, la storia e la realtà 1800-1885; Verso la modernità 1886-1925; Un altro tempo, un altro spazio 1926-2000) e una serie di sale monografiche dedicate alle donazioni di artisti e collezionisti. Si diceva, centenario e riapertura dell'istituzione sono state celebrate anche con ben quattro esposizioni: L'arte povera alla GNAM  che, curata da Maria Vittoria Marini Clarelli e Massimo Mininni, presenta opere di Boetti, Fabro, Pistoletto, Zorio ed altri, oltre ad un importante nucleo monografico di Pino Pascali. Segue: Arte in Italia dopo la fotografia 1850-2000, sempre a cura della Marini Chiarelli e di M.Antonella Fusco, che propone un percorso che studia il rapporto tra pittura e fotografia dagli albori della decima musa ad oggi.  Infine due mostre curate da Achille Bonito Oliva: Baruchello. Certe idee che raccoglie circa 100 opere di "uno degli artisti più sperimentali e di confine del secondo Novecento" e Costellazione Transavanguardia: GNAM che fa parte di un ciclo di 6 mostre dedicate a La Transavanguardia italiana inserito anche nelle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità del Paese. Questa esposizione allinea le opere della Transavanguardia presenti nella collezione della Galleria. Tutte e quattro le mostre rimarranno aperte a Viale delle Belle Arti, 131, fino al 4/3.
Info: www.gnam.beniculturali.
it

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